1) Perché dire “in situazione di handicap” e non “portatore di handicap”?

Partendo dal termine ‘disabilità’ possiamo ragionare a titolo esemplificativo sulla sordità.

Se si è sordi totali si è sicuramente disabili, ma se non si comunica con gli altri si è anche in situazione di handicap. Situazione vuol dire che l’handicap può essere ridotto e a volte eliminato (per es. l’epilessia).

Nel caso del sordo, se si individua molto precocemente la disabilità, con un apparecchio acustico è possibile che il bambino possa essere allenato a parlare come noi tutti rispondendo ad un’attenta lettura delle labbra.

È quindi importante utilizzare il termine “in situazione di handicap” per sottolineare ai ‘non addetti ai lavori ’ che si possono sempre ottenere dei miglioramenti, anche nei casi gravi e gravissimi (vedi teorie della vicarianza neuronale).


2) Chi certifica che è una situazione di handicap e con quale documentazione?

L’ ASL, in seguito alla segnalazione della famiglia, certifica l’handicap scrivendo una diagnosi funzionale (DF).

Esite una normativa specifica Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 23 febbraio 2006, n. 185

 


3) Si può non accettare un allievo in situazione di handicap?

La legge vieta di rifiutare un allievo in situazione di handicap nelle scuole di ogni ordine e grado.

Legge 104/92 art.12:

“1. Al bambino da 0 a 3 anni handicappato è garantito l’inserimento negli asili nido.

2. È garantito il diritto all’educazione e all’istruzione della persona handicappata nelle sezioni di scuola materna, nelle classi comuni delle istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado e nelle istituzioni universitarie […]

4. L’esercizio del diritto all’educazione e all’istruzione non può essere impedito da difficoltà di apprendimento né da altre difficoltà derivanti dalle disabilità connesse all’handicap.”


4) Chi assiste materialmente all’ingresso e all’uscita da scuola o ai servizi igienici se necessario?

Sino alla fine del 1999 il mansionario dei collaboratori scolastici (ex bidelli) è regolato dai contratti collettivi di lavoro relativi ai dipendenti degli enti locali per la scuola materna, elementare e superiore ( dpr 347/83 e successive modifiche), secondo cui tale personale, inquadrato nella "quarta fascia stipendiale" deve svolgere attivita' di assistenza materiale nell'ingresso ed uscita da scuola degli alunni con handicap, all'interno dei locali scolastici e di assistenza per l'igiene personale e l'accompagnamento ai servizi igienici; cio' senza alcuna indennita' aggiuntiva essendo queste mansioni ordinarie normali del profilo professionale. Per la scuola media, sempre sino a fine 99, i collaboratori scolastici che dipendono dall'amministrazione della p.i. svolgono, come mansioni ordinarie, l'accompagnamento degli alunni con handicap nei locali scolastici e nell'uscita ed ingresso da essi. se ricevono l'ordine di servizio di prestare assistenza per l'igiene personale e per l'accompagnamento ai servizi igienici, hanno diritto al premio incentivante, essendo questa attivita' aggiuntiva a quella ordinaria (CCNL del 1995). A partire dal 1 gennaio 2000 tutti i collaboratori scolastici dipendenti dagli enti locali transitano nei ruoli del Ministero della PI ( L.124/99 art.8) e si applicano ad essi ed a quelli già dipendenti dalla PI le norme del Nuovo Contratto Collettivo approvato nel maggio 99 e pubblicato nel supplemento alla GU n.133 del 9 giugno 99. In forza dell'art.32 di tale contratto i collaboratori scolastici nelle scuole statali di ogni ordine e grado hanno mansioni ordinarie e mansioni aggiuntive. Le mansioni ordinarie indicate nell'art. 50 comma 1 e tabella A Profili professionali area A/2: Profilo Collaboratore scolastico "…ausilio materiale agli alunni portatori di handicap nell'accesso dalle aree esterne alle strutture scolastiche e nell'uscita da esse." Le mansioni aggiuntive, per le quali quindi scatta il diritto al premio incentivante, sono individuate sempre dall'art.50 comma 1 stessa tabella come segue: "..assistenza agli alunni portatori di handicap all'interno delle strutture scolastiche, nell'uso dei servizi igienici e nella cura dell'igiene personale". Per tutte le mansioni ordinarie ed aggiuntive i collaboratori scolastici debbono frequentare un corso di aggiornamento. L'individuazione dei collaboratori scolastici che dovranno svolgere le mansioni aggiuntive avviene grazie al Capo d'Istituto con ordine di Servizio; quanto al premio incentivante la relativa delibera spetta al Consiglio di Circolo o d'Istituto. Per evitare discontinuità nel servizio svolto dai collaborati scolastici dipendenti dagli Enti locali, nel momento in cui entrano nei ruoli del Ministero PI, il DM n.184 del 23.7.99 fornisce chiarimenti nel senso sopraindicato con gli artt.6-7-8. Inoltre la CM n.245/99 alla voce VARIE nei numeri 3,4 e 5 precisa con esempi che gli ex bidelli degli Enti locali trasferiti allo Stato dovranno continuare a svolgere, come dipendenti statali, solo i compiti di assistenza agli alunni con handicap nell'ambito della scuola. Quanti svolgevano anche mansioni, quali ad es. di autisti di scuolabus o di sorveglianza alle mense scolastiche, dovranno cessare da questi incarichi, rientrando essi nelle competenze del personale dipendente dagli Enti locali i quali debbono continuare a garantire questi servizi e quelli dell'assistenza educativa per l'autonomia e la comunicazione; viene citato a tal proposito il DPR 616/77 art.42 e 45, che sono espressamente richiamati dall'art.13 comma 4della L.104/92. Il D.M. 297 del 10/12/'99 fornisce precisazioni pure circa il subentro dell'Amministrazione statale nei contratti di appalto e nelle convenzioni per i lavori socialmente utili stipulati in precedenza dagli enti locali. L'obbligo dell'assistenza agli alunni con handicap per l'igiene personale e per l'accompagnamento ai servizi igienici, gravante sui bidelli è stato ulteriormente ribadito nell'intesa stipulata il 13/9/2000 fra Lanci (Associazione Nazionale Comuni d'Italia) e il Ministero della Pubblica Istruzione. I genitori degli alunni con handicap debbono conoscere con esattezza questa normativa per chiederne ai Capi d'Istituto la puntuale applicazione, affinchè non avvenga che la scuola telefoni a casa chiedendo ai familiari di recarsi presso i locali scolastici per motivi legati all'igiene personale del figlio con handicap. Questa prassi, talora adottata da alcune scuole, è illegittima poiché il Servizio pubblico di integrazione scolastica comprende anche questi aspetti. La famiglia pertanto non deve essere disturbata per questi motivi poiché, in caso contrario, si potrebbe forse ipotizzare l'interruzione di un pubblico servizio.


5) Qual è il fine di ricevere un allievo in situazione di handicap?

Legge 104/92 art.12: “3. L’integrazione scolastica ha come obbiettivo lo sviluppo delle potenzialità della persona handicappata nell’apprendimento, nella comunicazione, nelle relazioni e nella socializzazione.”

6) Dove viene svolta l’attività del ragazzo in situazione di handicap?

È illegittimo istruire l’alunno in situazione di handicap facendolo uscire dalla sua classe. La circolare ministeriale n. 153 del 15 giugno 1988 ribadisce, infatti “la validità degli orientamenti espressi con la circolare n. 250/1985, specie per quanto attiene all’illegittimità dell’uscita dalla classe degli alunni con handicap, salvo i casi in cui un periodo di attività individuato fuori della classe sia espressamente previsto dalla stesura del piano educativo individualizzato e concordato tra docente specializzato e docenti curricolari, agli stessi si raccomanda la necessità di stretta collaborazione”.
Viene ribadito inoltre nella nota del 4 agosto 2009 del ministero dell'istruzione , dell'università e della ricerca nelle linee guida per l'integrazione scolastica degli alunni con disabilità (cap. 1.2) che "è contraria alle disposizioni della legge 104/92 la costituzione di laboratori che accolgano più alunni con disabilità per quote orarie anche minime e per prolungati e reiterati periodi dell'anno scolastico."

7) Quale documentazione esiste per il sostegno, da chi e quando viene scritta?

Esistono tre documenti principali: Diagnosi Funzionale (DF), Profilo Dinamico Funzionale (PDF), Piano Educativo Individualizzato (PEI).
In riferimento a tali documenti è utile riferirsi alle LINEE GUIDA PER L’INTEGRAZIONE SCOLASTICA DEGLI ALUNNI CON DISABILITÀ(allegato alla Documentazione">Nota Ministeriale prot. n. 4274 del 4 agosto 2009) III PARTE LA DIMENSIONE INCLUSIVA DELLA SCUOLA
paragrafo
"1. Il ruolo del dirigente scolastico"... "al Dirigente scolastico è richiesto di:" ... "coinvolgere attivamente le famiglie e garantire la loro partecipazione durante l’elaborazione del PEI;" ... "
Paragrafo 4:

La partecipazione alle famiglie degli alunni con disabilità al processo di integrazione avviene mediante una serie di adempimenti previsti dalla legge. Infatti ai sensi dell’art 12 comma 5 della L. n. 104/92, la famiglia ha diritto di partecipare alla formulazione del Profilo Dinamico Funzionale e del PEI, nonché alle loro verifiche.
Inoltre, una sempre più ampia partecipazione delle famiglie al sistema di istruzione caratterizza gli orientamenti normativi degli ultimi anni, dall’istituzione del Forum Nazionale delle Associazioni dei Genitori della Scuola, previsto dal D.P.R. 567/96, al rilievo posto dalla Legge di riforma n. 53/2003, Art. 1, alla collaborazione fra scuola e famiglia.
E’ allora necessario che i rapporti fra istituzione scolastica e famiglia avvengano, per quanto possibile, nella logica del supporto alle famiglie medesime in relazione alle attività scolastiche e al processo di sviluppo dell’alunno con disabilità.
La famiglia rappresenta infatti un punto di riferimento essenziale per la corretta inclusione scolastica dell’alunno con disabilità, sia in quanto fonte di informazioni preziose sia in quanto luogo in cui avviene la continuità fra educazione formale ed educazione informale.
Anche per tali motivi, la documentazione relativa all’alunno con disabilità deve essere sempre disponibile per la famiglia e consegnata dall’istituzione scolastica quando richiesta. Di particolare importanza è l’attività rivolta ad informare la famiglia sul percorso educativo che consente all’alunno con disabilità l’acquisizione dell’attestato di frequenza piuttosto che del diploma di scuola secondaria superiore.
Per opportune finalità informative, risulta fondamentale il ricorso al fascicolo personale dell’alunno con disabilità, la cui assenza può incidere negativamente tanto sul diritto di informazione della famiglia quanto sul più generale processo di integrazione.
Il Dirigente scolastico dovrà convocare le riunioni in cui sono coinvolti anche i genitori dell’alunno con disabilità, previo opportuno accordo nella definizione dell’orario.

8) Che funzione hanno gli assistenti?

Secondo le direttive di legge sul ruolo degli assistenti (comunali) nelle scuole statali frequentate da alunni in situazione di handicap, l'assistente ha il compito di attuare un servizio di assistenza e supporto "in presenza di alunni con minorazioni fisiche e sensoriali o tali che ne riducano o impediscano l'autonomia e la comunicazione" (C.M. n. 262 del 22-09-1988).  Nel D.P.R. 616/77, artt.42 e 45, l'assistenza per l'assolvimento dell'obbligo scolastico viene indicata come compito dei Comuni; si parla di inteventi di assistenza medico-psichica e di assistenza ai minorati psico-fisici. Nella L.104/92, art.13 c.3, è ribadito l'obbligo "per gli enti locali di fornire l'assistenza per l'autonomia e la comunicazione personale degli alunni con handicap fisici e sensoriali". Dal momento che questo tipo di problemi non è, in genere, presente in alunni con Sindrome di Down, non è opportuno che la scuola utilizzi per loro tali figure professionali, poichè questo potrebbe non giovare allo sviluppo della loro autonomia e comunicazione. Qualora nel PEI si concordi che occorre anche un assistente educativo per l'autonomia e la comunicazione (di cui all'art 13 comma 3 L.n. 104/92), questa figura aggiuntiva deve essere fornita dal Comune per la scuola materna , elementare e media, e dalla Provincia per la scuola superiore ( cfr art 139 del decreto legislativo n. 112/98).



9) Che funzioni ha l’insegnante di sostegno?

Per una corretta utilizzazione degli insegnanti di sostegno, possono essere richiamate le disposizioni contenute nella «Premessa» ai Programmi dei corsi biennali di specializzazione, approvati con Decreto ministeriale del 24 aprile 1986 (modificati nel 1988 e oggetto di ulteriore revisione con Decreto ministeriale n. 226 del 27 giugno 1995). Dopo aver precisato che “il processo di integrazione dell'alunno riguarda tutti i docenti e l'insegnante specializzato ha il compito precipuo di far sperimentare al contesto educativo la dinamica delle esigenze degli alunni portatori di handicap», la citata «Premessa» ai programmi dell’86 (D.M. 24/04/86) aggiunge: «Tale insegnante deve superare le angustie di un ruolo limitato, assumendo una corretta competenza nelle problematiche dell'organizzazione scolastica, facendo valere concretamente le proprie capacità relazionali e comunicazionali, senza tuttavia prescindere dall'esercizio di specifiche competenze didattiche e curricolari» L’insegnante di sostegno viene ad essere un esperto che, contitolare di classe, concorre a modificare la didattica alla classe affinché il ragazzo in situazione di handicap possa essere integrato. Legge n. 104/92, art. 13: "6. Gli insegnanti di sostegno assumono la contitolarità delle sezioni e delle classi in cui operano, partecipano alla programmazione educativa e didattica e alla elaborazione e verifica delle attività di competenza dei consigli di interclasse, dei consigli di classe e dei collegi dei docenti". I docenti di sostegno, inoltre, a norma dell’art. 315, comma quinto, del D.L.vo n. 297/1994, fanno parte del Consiglio di Classe e partecipano, pertanto, a pieno titolo alle operazioni di valutazione, con diritto di voto per tutti gli alunni della classe. I corsi di specializzazione per insegnanti di sostegno vengono a tal fine suddivisi per aree: Il quadro (Legislazione, Sociologia, Pedagogia), il soggetto (Psicologia, Biologia), Il metodo (problemi metodologici), l’area linguistica (Lingua, Logica-matematica, Comunicazione non verbale), il tirocinio (Rielaborazione esperienze professionali, organizzazione competenze professionali).

10) Gli ausili tecnici o sussidi didattici possono essere un diritto inderogabile?

Legge n. 104/92, art. 13: “1. L'integrazione scolastica della persona handicappata nelle sezioni e nelle classi comuni delle scuole di ogni ordine e grado e nelle università si realizza […] anche attraverso: a) la programmazione coordinata dei servizi scolastici con quelli sanitari, socio-assistenziali, culturali, ricreativi, sportivi e con altre attività sul territorio gestite da enti pubblici o privati. A tale scopo gli enti locali, gli organi scolastici e le unità sanitarie locali, nell'ambito delle rispettive competenze, stipulano gli accordi di programma di cui all'articolo 27 della legge 8 giugno 1990, n. 142. […] Tali accordi di programma sono finalizzati alla predisposizione, attuazione e verifica congiunta di progetti educativi, riabilitativi e di socializzazione individualizzati, nonché a forme di integrazione tra attività scolastiche e attività integrative extrascolastiche. Negli accordi sono altresì previsti i requisiti che devono essere posseduti dagli enti pubblici e privati ai fini della partecipazione alle attività di collaborazione coordinate; b) la dotazione alle scuole e alle università di attrezzature tecniche e di sussidi didattici nonché di ogni altra forma di ausilio tecnico, ferma restando la dotazione individuale di ausili e presidi funzionali all'effettivo esercizio deI diritto allo studio, anche mediante convenzioni con centri specializzati, aventi funzione di consulenza pedagogica, di produzione e adattamento di specifico materiale didattico”. Quindi è opportuno riferirsi agli accordi di programma della propria provincia o in alternativa si deve proporre un progetto, con relativa richiesta di fondi, al provveditorato agli studi (uffici sul territorio) della propria provincia.


11) Cos’è il GLH? E’ obbligatorio?

L’art. 15 della L. 104/92 prevede che presso ogni scuola di ordine e grado il Dirigente Scolastico deve nominare il GLH di istituto, che affianca i gruppi GLH Operativi sui singoli allievi diversamente abili. I GLH di Istituto hanno compiti di organizzazione e di indirizzo, e sono “gruppi di studio e di lavoro composti da insegnanti (di sostegno e curricolari), operatori dei servizi (degli Enti Locali e delle ASL), familiari (di tutti gli alunni e di quelli con disabilità) e studenti (nella scuola secondaria di secondo grado) con il compito di collaborare alle iniziative educative e di integrazione predisposte dal piano educativo”. Possono essere chiamati a partecipare anche membri di Associazioni. È importante quindi che anche questo organismo, nella composizione e funzionamento, per quanto non espressamente disposto dalla legge, sia disciplinato dal regolamento di istituto. Il GLH di Istituto nell’esplicazione dei suoi compiti, può avanzare proposte al Collegio Docenti, per l’elaborazione del POF e programmare le risorse, creare rapporti con il territorio e gli enti locali per la risoluzione di tutte le problematiche relative alla diversa abilità. Il GLH Operativo è invece composto dal Consiglio di Classe (insegnanti curricolari e di sostegno), operatori ASL che seguono il percorso educativo dell’alunno con disabilità, i genitori dell’alunno oltre che eventualmente un esperto richiesto da questi ultimi. Ha il compito di predisporre il Profilo Dinamico Funzionale e il Piano Educativo Individualizzato e di verificarne l'attuazione e l'efficacia nell'intervento scolastico.

 Approfondimenti GLH_GLIP

12) Da chi è redatto il PEI?

Ai sensi del dpr 24/02/94 art 5 comma 2 "Il P.E.I. è redatto, ai sensi del comma 5 del predetto art. 12, congiuntamente dagli operatori sanitari individuati dalla USL e/o USSL e dal personale insegnante curriculare e di sostegno della scuola e, ove presente, con la partecipazione dell'insegnante operatore psico-pedagogico, in collaborazione con i genitori o gli esercenti la potestà parentale dell'alunno."
Ai sensi del dpr 24/02/94 art 5 comma 4 "4. Nella definizione del P.E.I., i soggetti di cui al precedente comma 2, propongono, ciascuno in base alla propria esperienza pedagogica, medico-scient ifica e di contatto e sulla base dei dati derivanti dalla diagnosi funzionale e dal profilo dinamico funzionale, di cui ai precedenti articoli 3 e 4, gli interventi finalizzati alla piena realizzazione del diritto all'educazione, all'istruzi one ed integrazione scolastica dell'alunno in situazione di handic ap. Detti interventi propositivi vengono, successivamente, integrat i tra di loro, in modo da giungere alla redazione conclusi va di un piano educativo che sia correlato alle disabilità dell'alunno stesso, alle sue conseguenti difficoltà e alle pot enzialità dell'alunno comunque disponibili."
 

13) Sono previsti incontri con le famiglie per la verifica del PEI e dell'influenza dell'ambiente scolastico sull'alunno?

Ai sensi del dpr 24/02/94 art 6 comma 1 "6. Verifiche. - 1. Con frequenza, preferibilmente, correlata all'ordinaria ripartizione dell'anno scolastico o, se possibile, con frequenza trimestrale (entro ottobre-novembre, entro febbraio marzo, entro maggio-giugno), i soggetti indicati al comma 6 dell'art. 12 della legge n. 104 del 1992 [vedi nota 1 riportata sotto], verificano gli effetti dei diversi interventi disposti e l'influenza esercitata dall'ambiente scolastico sull'alunno in situazione di handicap."
Se ne deduce che tali incontri sono da intendersi come aggiunta ai colloqui già previsti per gli alunni della classe in cui è inserito l'alunno in situazione di handicap in quanto in nei colloqui della classe non è prevista la presenza delle componenti indicate al comma 6 come gli assistenti comunali, il neuropsichiatra o eventuali esperti.

Nota 1: Soggetti indicati al comma 6 dell'art. 12 della legge n. 104 del 1992 :
"6.Alla elaborazione del profilo dinamico-funzionale iniziale seguono, con il concorso degli operatori delle unità sanitarie locali, della scuola e delle famiglie, verifiche per controllare gli effetti dei diversi interventi e l'influenza esercitata dall'ambiente scolastico."

14) Come viene determinato l'rganico dei posti di sostegno?

In rif. articolo 19 comma 11 Decreto Legge 98 del 2011 convertito in Legge 111 del 15 luglio 2011: "L'organico dei posti di sostegno è determinato secondo quanto previsto dai commi 413 e 414 dell'articolo 2 della legge 24 dicembre 2007, n. 244, fermo restando che è possibile istituire posti in deroga, allorché si renda necessario per assicurare la piena tutela dell'integrazione scolastica. L'organico di sostegno è assegnato complessivamente alla scuola o a reti di scuole allo scopo costituite, tenendo conto della previsione del numero di tali alunni in ragione della media di un docente ogni due alunni disabili;"




15) Sono possibili deroghe per l'organico dei posti di sostegno deciso con rapporto uno a due?

Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 23 febbraio 2006, n. 185 :
"Art. 4. Situazione di handicap di particolare gravita' ed autorizzazione al funzionamento dei posti di sostegno in deroga
1. L'autorizzazione all'attivazione di posti di sostegno in deroga al rapporto insegnanti/alunni, a norma dell'articolo 35, comma 7, della legge 27 dicembre 2002, n. 289, e' disposta dal dirigente preposto all'Ufficio Scolastico Regionale sulla base della certificazione attestante la particolare gravita' di cui all'articolo 2, comma 2 del presente decreto."

Viene ribadito dall'articolo 19 comma 11 Decreto Legge 98 del 2011 convertito in Legge 111 del 15 luglio 2011: "...è possibile istituire posti in deroga, allorché si renda necessario per assicurare la piena tutela dell'integrazione scolastica."


16) Come viene determinata la condizione di gravità necessaria per la richiesta dei posti in deroga?

Legge 104/92 art 3(soggetti aventi diritto)
comma 3:
"3. Qualora la minorazione, singola o plurima, abbia ridotto l'autonomia personale, correlata all'età, in modo da rendere necessario un intervento assistenziale permanente, continuativo e globale nella sfera individuale o in quella di relazione, la situazione assume connotazione di gravità. Le situazioni riconosciute di gravità determinano priorità nei programmi e negli interventi dei servizi pubblici."
Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 23 febbraio 2006, n. 185 :
"Art. 2. Modalita' e criteri"
1. Ai fini della individuazione dell'alunno come soggetto in situazione di handicap, le Aziende Sanitarie dispongono, su richiesta documentata dei genitori o degli esercenti la potesta' parentale o la tutela dell'alunno medesimo, appositi accertamenti collegiali,  nel rispetto di quanto previsto dagli articoli 12 e 13 della legge 5 febbraio 1992, n. 104.
2. Gli accertamenti di cui al comma 1, da effettuarsi in tempi utili rispetto all'inizio dell'anno scolastico e comunque non oltre trenta giorni dalla ricezione della richiesta, sono documentati attraverso la redazione di un verbale di individuazione dell'alunno come soggetto in situazione di handicap ai sensi dell'articolo 3, comma 1 della legge 5 febbraio 1992, n. 104, e successive modificazioni. Il verbale, sottoscritto dai componenti il collegio, reca l'indicazione della patologia stabilizzata o progressiva accertata con riferimento alle classificazioni internazionali dell'Organizzazione Mondiale della Sanita' nonche' la specificazione dell'eventuale carattere di particolare gravita' della medesima, in presenza dei presupposti previsti dal comma 3 del predetto articolo 3.


17) Si possono definire delle modalità di assegnazione della copertura oraria individuale in termini di calcolo automatico?

La Corte Costituzionale, con la sentenza n. 80 del 2010  ha precisato preliminarmente che “i disabili non costituiscono un gruppo omogeneo”, evidenziando come sia importante “individuare meccanismi di rimozione degli ostacoli che tengano conto della tipologia di handicap da cui risulti essere affetta in concreto una persona”. Ed infatti ciascun disabile necessita di un processo di riabilitazione individualizzato finalizzato ad un suo completo inserimento nella società; all’interno del quale l’istruzione e l’integrazione scolastica rivestono un ruolo di primaria importanza.
Si evince da tale pronuncia che ogni disabile deve essere cosidearto in modo specifico in base alla sua tipologia di handicap e non con metodi di calcolo meccanicistico.

18) Qualora vengano rilevate difficoltà (momento di crisi specifica o situazioni impreviste relative all'apprendimento) nel quadro comportamentale o di relazione o relativo all'apprendimento del suddetto alunno possono essere effettuate verifiche straordinarie anche con i genitori?

Sono previste verifiche straordinarie dai soggetti di cui al comma 1
Ai sensi del dpr 24/02/94 art 6 comma 3 “3. Qualora vengano rilevate ulteriori difficoltà (momento di crisi specifica o situazioni impreviste relative all'apprendimento) nel quadro comportamentale o di relazione o relativo all'apprendimento del suddetto alunno, congiuntamente o da parte dei singoli soggetti di cui al comma 1, possono essere effettuate verifiche straordinarie, al di fuori del termine indicato dallo stesso comma 1. Gli esiti delle verifiche devono confluire nel P.E.I. “

Chi partecipa alle verifiche?  Soggetti indicati al comma 6 dell'art. 12 della legge n. 104 del 1992 :
"6.Alla elaborazione del profilo dinamico-funzionale iniziale seguono, con il concorso degli operatori delle unità sanitarie locali, della scuola e delle famiglie, verifiche per controllare gli effetti dei diversi interventi e l'influenza esercitata dall'ambiente scolastico."

19) Cosa devono valutare le verifiche del PEI?

dell'art. 12 della legge n. 104 del 1992, verificano gli effetti dei diversi interventi disposti e l'influenza esercitata dall'ambiente scolastico sull'alunno in situazione di handicap. 2. Le verifiche di cui al comma precedente sono finalizzate a che ogni intervento destinato all'alunno in situazione di handicap sia correlato alle effettive potenzialità che l'alunno stesso dimostri di possedere nei vari livelli di apprendimento e di prestazioni educativo-riabilitative, nel rispetto della sua salute mentale.

20) I Genitori partecipano attivamente all'elaborazione del PEI?

Viene ribadito nelle recenti linee guida la famiglia partecipa attivamente.
Le LINEE GUIDA PER L’INTEGRAZIONE SCOLASTICA DEGLI ALUNNI CON DISABILITÀ (allegato alla Documentazione">Nota Ministeriale prot. n. 4274 del 4 agosto 2009)
III PARTE LA DIMENSIONE INCLUSIVA DELLA SCUOLA paragrafo "1.
Il ruolo del dirigente scolastico"... "al Dirigente scolastico è richiesto di:" ... "coinvolgere attivamente le famiglie e garantire la loro partecipazione durante l’elaborazione del PEI;" ... " "Paragrafo 4: La partecipazione alle famiglie degli alunni con disabilità al processo di integrazione avviene mediante una serie di adempimenti previsti dalla legge. Infatti ai sensi dell’art 12 comma 5 della L. n. 104/92, la famiglia ha diritto di partecipare alla formulazione del Profilo Dinamico Funzionale e del PEI, nonché alle loro verifiche."

21) Che responsabilità educativa hanno gli insegnanti di classe?

Viene esplicitato dalle LINEE GUIDA PER L’INTEGRAZIONE SCOLASTICA DEGLI ALUNNI CON DISABILITÀ III PARTE LA DIMENSIONE INCLUSIVA DELLA SCUOLA al paragrafo 2 come gli insegnanti di classe sono chiamati
"ad organizzare i curricoli in funzione dei diversi stili o delle diverse attitudini cognitive, a gestire in modo alternativo le attività d'aula, a favorire e potenziare gli apprendimenti e ad adotttare i materiali e le strategie didattiche in relazione ai bisogni degli alunni." .... "Conseguentemente il Collegio dei docenti potrà provvedere ad attuare tutte le azioni volte a promuovere l’inclusione scolastica e sociale degli alunni con disabilità, inserendo nel Piano dell'Offerta Formativa la scelta inclusiva dell’Istituzione scolastica e indicando le prassi didattiche che promuovono effettivamente l’inclusione (gruppi di livello eterogenei, apprendimento cooperativo, ecc.). I Consigli di classe si adopereranno pertanto al coordinamento delle attività didattiche, alla preparazione dei materiali e a quanto può consentire all'alunno con disabilità, sulla base dei suoi bisogni e delle sue necessità, la piena partecipazione allo svolgimento della vita scolastica nella sua classe.
Tutto ciò implica lavorare su tre direzioni:
2.1 Il clima della classe
Gli insegnanti devono assumere comportamenti non discriminatori, essere attenti ai bisogni di ciascuno, accettare le diversità presentate dagli alunni disabili e valorizzarle come arricchimento per l’intera classe, favorire la strutturazione del senso di appartenenza, costruire relazioni socio-affettive positive.
2.2 Le strategie didattiche e gli strumenti
La progettualità didattica orientata all’inclusione comporta l’adozione di strategie e metodologie favorenti, quali l’apprendimento cooperativo, il lavoro di 18 gruppo e/o a coppie, il tutoring, l’apprendimento per scoperta, la suddivisione del tempo in tempi, l’utilizzo di mediatori didattici, di attrezzature e ausili informatici, di software e sussidi specifici. Da menzionare la necessità che i docenti predispongano i documenti per lo studio o per i compiti a casa in formato elettronico, affinché essi possano risultare facilmente accessibili agli alunni che utilizzano ausili e computer per svolgere le proprie attività di apprendimento. A questo riguardo risulta utile una diffusa conoscenza delle nuove tecnologie per l'integrazione scolastica, anche in vista delle potenzialità aperte dal libro di testo in formato elettronico. E' importante allora che i docenti curricolari attraverso i numerosi centri dedicati dal Ministero dell'istruzione e dagli Enti Locali a tali tematiche acquisiscano le conoscenze necessarie per supportare le attività dell'alunno con disabilità anche in assenza dell'insegnante di sostegno. "